Ecco il video della mia intervista a Bobby Solo, ripresa, montata e con la regia di Duilio Ballatore in occasione del festival Emozioni in musica.

qui trovi le altre mie interviste: registratore-nagra

Oganizzazione dell’associazione Le Ombre di Silvio Brocco, direzione artistica di Morgan Fascioli.

Bobby Solo parla della sua vita, del suo amore per il rock, del “ruolo” che Liga gli ha affidato in uno dei racconti del suo ultimo libro “Scusate il disordine” e del suo rapporto con l’Abruzzo. Buona visione (in basso c’è il testo).

Bobby Solo, un grande protagonista della musica italiana da 50 anni on stage. Una vitalità che le deriva dal rock’n’roll che continua a entusiasmare i giovani di ieri, di oggi e di domani. E’ cosi?
A dire il vero, mi piace moltissimo il rock’n’roll, è stata una delle musiche che mi hanno eccitato quando avevo 14 anni. Ma con il tempo mi sono appassionato al jkazz, al blues, al rhythm and blues, al country e alle canzoni portoghesi di Amalia Rodriguez e a quelle di Edith Piaf e di Gilbert Becaud. Ho ampliato il mio panorama musicale e mi piacerebbe avere 20 vite per esplorare tutti questi pianeti, ma la vita è molto corta… Indubbiamente il rock’n’roll nella sua forma semplice, minimalista è liberatorio, ma ha una profonda energia da cui si sono evolute le forme British rock, il metal, il punk.
Diceva Mick Jagger che non avrebbe mai voluto suonare il rock oltre i 40 anni, lo disse quando ne aveva 20, ma invece il rock continua ad andare avanti con grande forza, soprattutto grazie a voi che lo avete visto nascere.
Il r’n’r ha varie sfaccettature. Scotty Moore, il chitarrista di Presley da poco scomparso, dice nella sua biografia che Elvis non era esattamente un rockabilly, era qualcosa che aveva a che fare con il be bop e con lo swing. Il rockabilly era molto giovanile, fresco, nelle versioni di Eddie Cochran, Gene Vincent, Colin Hicks, Tommy Steele. Elvis ricorreva al rockabilly solo in alcuni brani come Big hunk of love e Good rockin’ tonight.
Mi perdoni se mi permetto di farle una domanda sulla sua vita personale, ma mi pare che suo padre non fosse molto contento che lei facesse il musicista…
Non era contento per niente. Mio padre era un colonnello dell’Aeronautica militare, nato nel 1906 in una famiglia poverissima, ed era severissimo. Cresciuto con un padre senza lavoro e una madre che faceva i lavori domestici a Trieste. Un uomo indurito dalle tristezze della sua infanzia, che poi è andato a cercare fortuna con l’Accademia di Caserta, è diventato pilota di guerra, ha conseguito due medaglie d’argento, non ha avuto una vita facile. Per cui era molto severo e amava solo la musica classica. Mi ha ignorato, però lo amo.
Come diceva Stravinskij esistono solo due generi di musica: quella buona e quella cattiva.
Esattamente. La canzone più banale può essere resa geniale. Obladì obladà non è Bacharach, non è Gershwin, però è fortissima. E una interpretazione di Blowin’ in the wind di Bob Dylan non è Pavarotti, o Mario Del Monaco, non è Bocelli ma funziona. Anche perché cantare un brano di protesta con la voce da tenore è un po’ grottesco.
Lei sta citando tanti artisti, tanti musicisti, però lei è un caposaldo della musica italiana, ha interpretato brani fantastiche rimaste nella memoria per tanto tempo e ancora oggi apprezzatissime.
Grazie. Io ho fatto quello che ho potuto, le mie fonti da cui ho tratto ispirazione non erano tante. Negli anni Cinquanta c’era un programma alla radio, solo il venerdì, di Vittorio Zivelli, si chiamava il Discobolo. Durava 15 minuti! Per cui io ascoltavo un pezzo di Little Richard, un pezzo di Pat Boone un pezzo di Connie Francis e poi basta, dovevo aspettare la settimana successiva. Non c’era YouTube, non c’era il computer, non c’era niente. Quindi, sono arrivato arrampicandomi sui muri (ride).
Però ha fatto delle cose fantastiche.
Grazie.
Recentemente Luciano Ligabue, nel suo libro Scusate il disordine, l’ha resa protagonista di uno dei suoi racconti nei panni di un genio della musica che si materializza sfregando una chitarra, e non una lampada, e non poteva essere diversamente. Una bella soddisfazione.
Sono fiero e per questo sono grato a Luciano. E’ nata una bella amicizia, pura, senza interesse. Siamo del segno dei pesci sia io che lui che il suo amico e manager Claudio Maioli. Lui è un gigante, io sono solo un buon rappresentante di un’epoca. E’ piacevolissimo stare con loro, io ogni tanto vado a Correggio con mia moglie e il bambino e con i suoi 30-40 amici di infanzia, facciamo delle grandi riunioni a base di un buon vino Sangiovese, qualche gnocco fritto e un po’ di affettati. E’ bellissima come amicizia, è un uomo con un grande cuore.
Stasera è a Roseto degli Abruzzi per Emozioni in musica, la rassegna allestita da Morgan Fascioli e da Silvio Brocco. Conosceva la città e l’Abruzzo?
Sono stato tantissimo in queste zone, ma non in una manifestazione elegante e culturale come questa. Sono stato in sagre e feste paesane, d’altronde in 53 anni di attività ho girato un po’ ovunque. Ho avuto per 15 anni un manager di Vasto, prima dell’attuale – Marco Miscellaneo, che sarà il mio bastone per la vecchiaia, si chiama Mastronardi e quindi conosco l’Abruzzo che è una terra bellissima, e non lo dico per sviolinare. E’ gente forte ma allo stesso tempo su cui puoi fare affidamento, non è gente che ti tradisce, è gente sincera. Mia moglie che è una buona forchetta adora la zuppa di pesce e il mio bambino purtroppo non posso portarlo troppo al mare, perché l’estate – grazie a Dio – sono sempre in giro, ma lui adorerebbe venire qui in spiaggia.

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