La notte non fa più paura, il suo primo film da regista, dedicato al terremoto dell’Emilia, è stato presentato alla Camera dei deputati lunedì 18 luglio. Marco Cassini, 30 anni, di Teramo, è un artista ormai internazionale che passa, con la stessa bravura, davanti e dietro alla macchina da presa. Su Sky Atlantic ha interpretato Pietro Bembo nella produzione internazionale I Borgia, recitando in inglese. Nelle tv italiane, invece, lo si è ammirato in alcune fiction di grandissimo successo come Un medico in famiglia, Fuoriclasse, Provaci ancora prof. Vive tra la sua città e Londra, tra Ascoli, Roma e Pescara, ed è giustamente orgoglioso della nuova avventura che lo ha visto dirigere altri colleghi su un tema difficile. Questa intervista è stata pubblicata sul quotidiano La Città.

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Marco Cassini intervistato alla Camera dei deputati

E’ un film e non un documentario, La notte non fa più paura – spiega al telefono Marco Cassini – la sceneggiatura è stata scritta insieme ai familiari delle vittime di quel sisma, il che gli dà un’impronta potente e neorealista, ma c’è anche la volontà di raccontare altro. Il terremoto è la metafora di una crisi, che stiamo vivendo, e di come si riesce a superarla. Noi italiani ci confrontiamo con questo che diventa un problema sociale.

Come mai un film sul terremoto in Emilia e non su quello in Abruzzo?

Gli sceneggiatori del film sono ferraresi e calabresi, e io non volevo qualcosa che speculasse sulla mia regione. Stefano Muroni (autore e attore della pellicola, originario di Tresigallo, Ferrara, ndc) voleva fare un corto ma io ho rilanciato. Avevamo un budget bassissimo, 30.000 euro, e solo 9 giorni per girare, volevamo rendere omaggio alle vittime con un’opera prima bella, potente ma sobria. Abbiamo quindi pensato che raccontare quel sisma era come raccontare il terremoto di tutti gli italiani, colpiti dalla crisi economica, dal precariato. Poi l’Emilia è una zona dove si lavora parecchio, lo hanno definito il terremoto dei lavoratori, e io questa definizione la sposo in pieno. E poi credo che dirigere un film che non parla del mio Abruzzo abbia giovato al racconto. Molti amici aquilani mi hanno detto che “La notte non fa più paura” arriva al cuore anche perché è un omaggio, appunto, a tutte le vittime di un terremoto. Prima della proiezione in Parlamento, presenti gli esponenti politici emiliani ma anche i parenti delle vittime, è accaduta una cosa magica: il cinema ha cominciato a far parlare dei problemi sociali di queste persone, di processi ancora aperti, c’è stato un dibattito molto democratico che, sperò, darà anche qualche soluzione.

Il film uscirà nelle sale o avrà una circuitazione diversa?

Sta avendo delle anteprime, un po’ in tutto il Paese, e a me questo percorso piace molto. In Italia ci sono grandi difficoltà con le distribuzioni, soprattutto per le piccole produzioni come la nostra. Io non volevo correre questo rischio e preferisco fare delle presentazioni così le persone conoscono il film e anche i distributori potrebbero avere più facilità nel piazzarlo. Andare a parlare con le persone, spiegare perché e come lo abbiamo fatto, insieme agli attori, è un modo per riappropriarsi del culto del cinema, quello vero.

La notte non fa più paura

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Lei ormai vive anche a Londra.

Dopo i Borgia, in onda su Sky Atlantic, recitato completamente in inglese, ho realizzato diversi progetti in coproduzione. Il primo corto che ho realizzato, ben prima del film sul terremoto, è stato con una troupe inglese. Io sono molto legato al mondo anglosassone, sia per la drammaturgia scespiriana che per il loro modo di vivere. Ho deciso di passare del tempo in Gran Bretagna e ciò mi ha dato la possibilità di incontrare registi di fama internazionale. A Londra c’è anche una agenzia che mi rappresenta. Dopo queste esperienze, quando torni in Italia hai un bagaglio culturale che ti garantisce un apprezzamento maggiore da parte di registi e produzioni. Studio tantissimo, ovviamente, ma ne sono felice.

Lei ha lavorato in Un medico in famiglia, Fuoriclasse, Provaci ancora prof, fiction di grande successo. Che esperienza è stata?

Bellissima. Molti colleghi non parlano bene delle fiction italiane, ma io non sono affatto d’accordo. Noi, rispetto agli altri europei, dobbiamo concentrare le ore di lavoro per fare molte più scene, quindi non devi essere un attore capace ma capacissimo. E’ una palestra incredibile, sia per un attore che per un regista, perché devi portare a casa delle scene di altissima qualità, che vedono milioni di persone, e lo devi fare velocemente. Mentre nel cinema hai più tempo perché una lavorazione dura molto di più. Io ho imparato a recitare proprio con le fiction, a gestire il successo, a gestire lo stress. E’ stata un’esperienza meravigliosa che spero di ripetere presto.

Il suo rapporto con la città e con la regione, qual è?

Sono legatissimo a Teramo, dove tra l’altro insegno recitazione (alla Fare musica), come pure a Pescara (alla International film academy), mi piacerebbe fossero città piene di verde. Per me la mia terra è in cima alle cose più importanti, Teramo, Pescara sono meravigliose ma dovremmo fare ancora di più, per renderle sempre più belle. Inoltre, lavoro con una società di Ascoli, la Best marketing agency che si occupa di fornire delle soluzioni artistiche o pubblicitarie alle aziende, abbiamo anche un ramo dedicato allo sviluppo di progetti cinematografici, sono tutti giovanissimi ed è un modo per restare collegato con il mio territorio. Vorrei creare un progetto che coinvolga queste tre città: Teramo, Pescara e Ascoli, che sono vicinissime però storicamente sono sempre state lontanissime. Mi piacerebbe, però, che ci fosse uno spirito più propositivo, anche tra i giovani. E’ un territorio, il nostro, vasto come Los Angeles e invece continuiamo a essere separati, inutilmente.

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