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Il nuovo singolo di Tiziano Ferro “Potremmo ritornare” è il primo estratto dall’album “Il mestiere della vita”, in uscita il 2 dicembre 2016, è nato a Pescara grazie a un musicista che a novembre compirà 27 anni: Michael Tenisci.

Potremmo ritornare”, infatti, è firmato sia dal grande artista di Latina che dal giovane artista pescarese.

Potremmo ritornare Tiziano Ferro

Non solo, è di Tenisci anche il brano che dà il titolo al nuovo album di Francesco Renga (Scriverò il tuo nome) e uno dei pezzi di successo di “Vivere a colori”, il disco di Alessandra Amoroso (La vita in un anno). Anche la canzone per la vocalist salentina è stata scritta con Tiziano Ferro. Nell’intervista che segue Tenisci racconta come, negli ultimi 24 mesi, è cambiata la sua vita.

Come è arrivato a firmare il singolo di Tiziano Ferro e due successi per Francesco Renga e Alessandra Amoroso?

Alessandra Amoroso e Michael Tenisci

Tutto parte a dicembre 2014 quando ho ascoltato una intervista in tv in cui Tiziano Ferro si lamentava del fatto che da anni riceveva tanto materiale ma sempre uguale, nessun brano riusciva a interessarlo. Allora ho provato a inviargli una demo – con quattro-cinque pezzi. A gennaio del 2015, mentre lavoravo in un negozio di oggettistica, mi arriva una chiamata sul cellulare. Ovviamente, non ho risposto subito. Durante la pausa vedo che mi avevano lasciato un messaggio in segreteria, io già pensavo a un call center… Ho richiamato quel numero e sento uno che mi dice: “Ciao, sono Fabrizio, il manager di Tiziano”. Qualche tempo prima avevano fatto lo scherzo a Paolo Brosio, con la voce del Papa. Allora, ho pensato, questo è qualche cretino dei miei amici che mi vuole prendere in giro. Quindi sono stato 3 o 4 secondi in silenzio. Fabrizio mi dice: “Ferro, sono il manager di Tiziano Ferro”. E io: “Come Tiziano Ferro?” E lui ha continuato, “Sì, ha sentito i tuoi brani e ce n’è uno in particolare che gli è piaciuto. Ti sto chiamando perché Tiziano voleva sapere se poteva lavorarci”. Io, chiaramente, gli ho detto: “Ma che mi ci chiami pure per una cosa del genere? Certo che ci può lavorare, ci mancherebbe”. Il manager si è fatto una risata e poi mi ha subito tranquillizzato per il riconoscimento del mio lavoro. Subito dopo ho mandato loro anche un altro brano, che oggi è diventato “Potremmo ritornare”, in cui Tiziano ha messo il suo testo ed è intervenuto anche sulla musica, ma la firma, come per il brano di Alessandra, è doppia: sia la sua che la mia. Però da gennaio sono passati mesi in cui non ho sentito più nessuno e mi ero già persuaso che non se ne sarebbe fatto nulla. A settembre 2015, finalmente, mi arriva un’altra telefonata, questa volta dal suo avvocato, in cui mi spiega che hanno depositato in Siae il brano a firma Tiziano Ferro e Michael Tenisci. A quel punto ho richiamato il manager di Tiziano che mi ha avvertito che la canzone (Ferro ha scritto le parole, io la musica e la melodia) sarebbe stata inserita nel disco di Alessandra Amoroso con il titolo “La vita in un anno”. La notizia del singolo di Tiziano, invece, l’ho saputa da poche ore…

Beh, soddisfazioni enormi per un giovane di 25 anni…

Decisamente, per me passare dal mio piccolo studio, qui a Pescara a Tiziano Ferro è stato un botto clamoroso.

Con Alessandra Amoroso si è creata una certa amicizia, sarà pure perché siete quasi coetanei…

L’ho incontrata la prima volta a gennaio 2016 quando è venuta a Megalò a fare il firma copie di “Vivere a colori”. Non ci eravamo mai visti né sentiti: mi ha subito abbracciato e poi ha voluto sapere tutto del brano, di come era nato, di quando l’avevo mandato a Tiziano… Alessandra è fantastica, super affabile, super umile, super alla mano. Poi ci siamo rivisti a maggio e, di nuovo, la settimana scorsa a Milano, nella data del suo concerto. I suoi assistenti, giovani anche loro, mi hanno chiesto se ho altri brani da proporre per il prossimo disco.

E come è nato il pezzo?

Quando ho cominciato a scriverlo pensavo di interpretarlo io (allora volevo fare il cantante) ma mi dicevo che sarebbe stato perfetto per Tiziano o Alessandra… Quando ho mandato il demo a Ferro, in realtà, non ce lo volevo inserire, invece la mia compagna, Angela, mi ha convinto. Era il pezzo su cui avrei puntato meno e invece è quello che mi ha cambiato la vita. Lei è un po’ la mia cavia: le faccio ascoltare i brani che scrivo e quasi sempre la sua scelta è la migliore.

Mentre aspettava di sapere cosa Tiziano Ferro avrebbe fatto del suo brano lei ha comunque iniziato a lavorare con uno studio di registrazione di Milano.

Lo studio si chiama Upmusic ed è di Enrico “Kikko” Palmosi (il produttore di Modà, ha lavorato anche con Emma Marrone, Annalisa Scarrone, Dear Jack) e di Sabatino Salvati (produttore, tra gli altri di Tony Maiello, e proprietario dell’etichetta discografica Rosso al tramonto). Da questa collaborazione è nata invece l’altra canzone, quella per Renga. Io ho dato un’idea a Tony Maiello da cui, insieme anche a Michele Canova, è nata poi “Scriverò il tuo nome”. Pensa che l’album di Renga era chiuso e c’erano già due brani di Tony. Ma gliel’abbiamo mandato lo stesso. Al che Francesco ha risposto, scherzosamente inca…to, perché ha dovuto riaprirlo. Ma evidentemente era così felice di quella canzone che poi l’ha usata come title track.

Michael Tenisci Tiziano Ferro

Come ha iniziato? Ha seguito le orme di qualche familiare musicista?

No, mio nonno paterno, che però io non ho conosciuto essendo morto quando avevo 2 anni, suonava la tromba (e infatti lo strumento è nella libreria del soggiorno, ndc).  Mio padre però ha tanti dischi in vinile e, quando facevo i compiti da bambino, mi ricordo mia madre che ascoltava gli album di Minghi, Antonacci, Zarrillo… In casa si respirava molta musica. Quando ho detto che nella vita avrei voluto suonare, però, sono rimasti alquanto perplessi. E in qualche modo lo sono ancora, tanto che mamma, fino al giorno prima che uscisse il disco di Alessandra Amoroso, con il contratto già firmato con Tiziano Ferro, mi ha chiesto: “Perché non ti iscrivi all’università o ti trovi un lavoro serio?” Ho iniziato con una Eko classica, quando andavo alle elementari. Non ho seguito studi classici, ho preso lezioni da Rocco Camerlengo e Cristiano Bertini, poi ho proseguito da autodidatta. Ho suonato in diversi gruppi da ragazzo e proprio quell’esperienza mi ha dato lo stimolo a scrivere. Tante nottate le ho passate a studiare davanti al computer. Oltre alla musica, ad ascoltarla, a scriverla, oggi è necessario conoscere bene i programmi per pc e – può sembrare strano – ma se non li sai usare sei fuori dal mondo e difficilmente riesci a costruirti una tua attività in questo campo.

Ora ha avuto le sue prime – grandissime – soddisfazioni con due brani interpretati da cantanti molto apprezzati come Renga e la Amoroso. Ma vuole continuare a scrivere per gli altri o pensa prima o poi di uscire con un suo disco?

No, il mio sogno, al momento è fare l’autore. Già quando devo cantare dei mie brani per farli ascoltare ad altri mi diverte meno.

Qual è la sua musica di riferimento? E quale genere letterario?

Un po’ tutto, dal dubstep al pop, alla classica, dai Red Hot Chili Pepper ai Pink Floyd, dai Negramaro a De Andrè o a Rihanna. Il mio album preferito in assoluto è “Abbey Road” dei Beatles, anche se “Californication” è stato quello che mi ha fatto decidere di iniziare a suonare. Per quanto riguarda i libri anche lì sono onnivoro, da Hemingway a Pennac, dai fumetti a Dostoevskij. Recentemente ho cambiato casa e sono rimasto un po’ male considerando che i libri erano molto di più dei dischi, in realtà la musica è tutta “stipata” nel computer.

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