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L’arrivo dei Social media (Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat…) è coinciso con una invasione di presunti “esperti”. Difficile orientarsi in questo settore che ha ormai invaso le vite (i telefonini) di tutti noi.

Social media - Luca La Mesa

Sono rari gli specialisti veri, e Luca La Mesa è uno di questi.

Nel suo sito (www.lucalamesa.com ), in inglese, con la modestia dei grandi, si racconta con poche parole: dopo aver lavorato con Unilever e Procter & Gamble si è specializzato in strategie avanzate per il social media marketing e le innovazioni tecnologiche. Ecco come si racconta nell’intervista che segue.

Lei ha una grande esperienza con i Social media nello sport, sempre ad altissimo livello. 

Sono molto contento del percorso che sto facendo e credo sia il risultato di scelte corrette e tanto impegno degli ultimi 6/7 anni. Ho avuto l’onore di iniziare con lo sbarco sui Social media del Campionato mondiale WSBK i cui risultati molto positivi ci hanno permesso di lavorare sin dall’inizio alle strategie Social di Pirelli Moto. Ho avuto il piacere di lavorare sia con il mondo del calcio (con la As Roma, Francesco Totti #MioCapitano, Ciro Immobile Fifa World Cup Brazil con la Gea) che con la pallavolo (lancio sui Social della Federazione Italiana e campagna più virale di Twitter Italia ottobre 2014 ideata per il capitano della Nazionale Francesca Piccinini in occasione dei Mondiali). I risultati ottenuti hanno attirato l’attenzione del Coni che ci ha messo alla prova con progetti sempre più sfidanti fino ad arrivare al momento più gratificante che è stato la gestione, insieme al loro validissimo team interno, sia delle ultime due edizioni degli Internazionali Bnl d’Italia sia di molte attività Social media delle Olimpiadi di Rio 2016 in Brasile.

Gli sportivi sono dei personaggi più facilmente “comunicabili”?

I social media non danno lo stesso ritorno a tutti i clienti in tutti i mercati. Possono essere molto efficaci ma non sono la bacchetta magica. E’ una constatazione che ho intuito e sperimentato già ai miei esordi: lo sport e le celebrities (quindi artisti di ogni campo), sono i due settori in cui i Social credo che funzionino meglio degli altri media, se si creano contenuti che gli utenti possano apprezzare e condividere. È abbastanza intuitivo comprendere come siano più virali contenuti di questi tipo rispetto a quelli che si possono creare per brand di largo consumo piuttosto che per banche o assicurazioni. Seppur sia un po’ più difficile si possono studiare ottime strategie anche in questi altri mercati. Pochi mesi dopo che decisi di uscire da Unilever per creare la mia agenzia, la stessa multinazionale anglo-olandese mi diede l’opportunità di studiare il lancio sui Social di alcuni importanti brand tra cui il Cornetto Algida. Secondo i dati di Blogmeter le strategie di quei mesi permisero a Cornetto di essere il brand numero uno su Facebook nella categoria “largo consumo” di quel periodo. Tornando allo sport è importante creare contenuti inediti, il classico “dietro le quinte”, che i tifosi e i fan possono amplificare. Questo permette anche agli atleti di crearsi una propria identità online che poi può generare un ulteriore seguito di persone, utile anche al termine della carriera sul campo. Mi viene subito in mente Francesco Totti che ha attivato proprio in questi giorni il proprio profilo Facebook, evidentemente un modo anche per lanciare la sua attività dopo il calcio giocato, pur sperando che questo momento arrivi più tardi possibile.

Oltre allo sport quale altro progetto le sta piacendo particolarmente?

In effetti alcuni progetti hanno un fascino particolare e proprio in questi giorni sto collaborando alla strategia Social di un progetto con Papa Francesco  realizzato da FremantleMedia per Rai3 che, penso, sarà sfidante e molto interessante. Stanno arrivando, grazie ai Social media, contributi video da tutto il mondo sia di persone non vip che di personaggi famosi. Questa mattina è stato pubblicato un video di Maradona, appena sbarcato a Roma proprio per la partita della Pace con Papa Francesco. Non vedo l’ora di poter raccontare di più.

Immagini una persona che per uno strano sortilegio si è addormentata nel 1986 e si risveglia oggi,dopo 30 anni. Quindi non conosce né telefonini, né Internet, né Facebook e gli altri social. Come glieli spiegherebbe ?

I Social media potrebbero essere spiegati come uno strumento che permette di vedere ciò che sta succedendo in qualunque parte del mondo in tempo reale. Le direi: “E’ come se tu chiudessi gli occhi e potessi vedere quello che stanno facendo i tuoi amici in Brasile o un parente in viaggio in un posto lontano. Poter vedere tutto ciò che succede, come se avessi un occhio su tutto il resto del mondo, legato anche alla tua rete di amicizia, non solo quello che normalmente vedresti in tv con un telegiornale”. Questo perché la filosofia di Facebook è riassumibile in due parole chiave: connect e share. Cioè la capacità di unire le persone per condividere dei contenuti. Quello di oggi è un mondo sempre più connesso che ci permette di avere le informazioni in tempo reale.

Che cos’è Facebook, che possibilità fornisce, che limiti impone, quanto è invasivo e che rischi intravede nel suo utilizzo, se ce ne sono.

Facebook è solo un software. La differenza è nel modo in cui noi lo utilizziamo. Faccio spesso questo esperimento: scambio il mio Ipad con quello di persone care seppur differenti per interessi, età e stili di vita. Se – con il suo consenso – prendo, per esempio, l’Ipad di mia mamma vedrò Facebook come un sito pieno di ricette, di barzellette e di foto di mio nipote. Mentre se lei prende il mio vedrà che è pieno di tecnologia, innovazione e futuro. Ripeto, Facebook è solo un software, bisogna dargli le informazioni chiave per farci vedere ciò che è più rilevante per noi. Ecco perché è diverso a seconda delle persone che lo usano: ciascuno ha interessi diversi. Il limite è che dobbiamo utilizzarlo con buon senso. La metodologia che insegno ai miei studenti è quella di rendersi conto quando l’utilità di Facebook sta calando e quando si sta iniziando a perderci tempo. Un esempio è nel libro Socialnomics di Erik Qualman in cui si parla di Sally al supermercato: una ragazza che va a fare la spesa e ha 7 minuti di fila alla cassa. Apre Facebook e si rende conto che è il compleanno di una sua amica, inoltre trova un prodotto migliore rispetto a quello che ha già nel carrello. Quindi, cambia prodotto e compra un regalo per la sua amica. A quel punto il social è stato utile. Se quei 7 minuti fossero capitati mentre lei era a cena con gli amici o con i parenti, sarebbero stati minuti spesi male. Ai miei studenti provo a insegnare un semplice metodo: se per tre volte vedete lo stesso contenuto, vuol dire che è calata l’utilità marginale del social, Facebook non vi sta facendo vedere cose nuove e interessanti. A quel punto è più utile, se avete ancora tempo, andare su un sito come Ted.com, dove si possono trovare video interessanti. Sta a noi utilizzare la tecnologia al meglio e non diventarne mai schiavi.

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Come la tecnologia può aiutarci a risolvere le prossime grandi sfide, è il titolo della sua recente lezione sulla Singularity university. Di cosa tratta?

La Singularity University è una benefit corporation, ha sede in Silicon Valley, tra i promotori ci sono anche la Nasa e Google. Il suo scopo è spiegare come cambierà il mondo nel futuro e come potremmo risolvere le grandi sfide che ci aspettano utilizzando le tecnologie esponenziali, quelle che ci permettono di avere un impatto positivo su un numero sempre crescente di persone. L’obiettivo è formare ragazzi e professionisti che abbiamo ambizione e competenze per generare progetti che abbiano un impatto positivo su un miliardo di persone nei prossimi 10 anni. Sono stato selezionato per l’executive program del luglio 2015. Quando son tornato in Italia ho deciso di diffondere i suoi scopi e obiettivi, gratuitamente, nel nostro Paese grazie alla responsabilità che mi è stata affidata come Chapter Ambassador di SingularityU Rome, il chapter romano che abbiamo inaugurato a luglio 2016.

Lei è molto impegnato anche su solidarietà e no profit.

Sì, ci credo fortemente e, secondo me, si deve sperimentare un approccio diverso rispetto al passato, quando si preferiva evitare, magari in un’intervista, di dire che si fa volontariato. Oggi è necessario un bilanciamento nuovo che, grazie ai Social media, può – senza vantarsi – generare un impatto positivo, coinvolgendo tanti amici, per creare un beneficio incrementale. Quando parlo di questi temi, nei miei post, cerco di coinvolgere il più possibile gli amici maggiormente interessati ai temi sociali in modo che si possano replicare queste iniziative in altre parti d’Italia dove io, materialmente, non potrei andare.

Lei è un apprezzatissimo docente, nominato top teacher di Ninja academy per il 2016. 

Ne sono onorato e lusingato. L’80% del mio tempo lavorativo è dedicato ai clienti più importanti e progetti più impegnativi ma da diversi anni mi sono imposto di dedicare due ore della mia giornata allo studio delle novità dei Social e dell’innovazione per poi poterle raccontare nei corsi. Cerco di diffondere le mie conoscenze sulle innovazioni tecnologiche agli studenti o ai clienti che decidono di dedicare tempo all’aggiornamento professionale. Ho avuto l’opportunità di cominciare a insegnare a 29 anni, con la prima cattedra all’università americana a Roma John Cabot, e poi a Parigi e in altri atenei. Dedico molto tempo ai corsi di Ninja marketing e Ninja academy perché mi permettono – rimanendo a Roma – di raggiungere centinaia di persone in tutta Italia e penso sia un mercato che ha ancora tanto spazio per giovani talenti e ragazzi che vogliono affrontare i Social in modo serio e professionale. Negli ultimi due anni ho sempre assunto il ragazzo/a più bravo del corso in John Cabot e sempre più spesso i miei clienti mi chiedono di poter assumere i ragazzi che segnalo loro. Mi dà l’idea che stiamo creando qualcosa di buono, dando opportunità a molti giovani. A volte sarei curioso di poter vedere dove saranno tra 5 e 10 anni se continueranno a studiare e aggiornarsi. Un grande in bocca al lupo a tutti loro e a tutti coloro che credono che lo studio continuativo sia uno dei modi più efficaci per migliorarsi e crescere.

 

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